Casella di testo:                          
                       Nuove prospettive di Salvo Lombardo

Desidero condividere alcune mie riflessioni in merito alla vita cristiana, perchè mi rendo conto che spesso il nostro modo di vivere la fede è condizionato più dal senso del dover fare qualcosa per Dio, che dalla consapevolezza interiore del Suo Amore che, come dice san Paolo "è già stato riversato nei nostri cuori".
Quando impostiamo la nostra vita cristiana come una lotta imperterrita ai nostri atteggiamenti sbagliati, ai peccati, alle cose negative che non riusciamo ad accettare di noi stessi, allora andremo incontro inevitabilmente al fallimento, con notevole carico di stress, di sfiducia, di depressione e non di rado di disperazione.
Certo, dobbiamo fare qualcosa per cambiare i nostri lati negativi, tuttavia non è questo ciò che principalmente ci è richiesto dal Signore.
Dopotutto anche la meditazione buddista cerca, in qualche modo, di superare gli ostacoli della "carne", per trovare una sorta di equilibrio nel dominio di sè e delle proprie passioni.
Molto lodevole tutto ciò, ma questo non è il cristianesimo, nè tantomeno noi siamo buddisti!
 
                  Il cristianesimo è "potenza di Dio in noi"!

Penso che non ci soffermiamo mai abbastanza a meditare sulla capacità di Dio, sulla Sua fedeltà nell'aiutarci e sulle Sue promesse di colmare le nostre lacune.

Spesso, invece, ci soffermiamo sui nostri peccati, sulle nostre collezioni di fallimenti, sul nostro brutto carattere, sulle nostre povertà.
Proprio qui sta la differenza!
Lo sforzo su noi stessi ci porta irrimediabilmente ad avere un atteggiamento di tensione continua, come se camminassimo sulle spine. 
Il Signore ci vuole aiutare, anzi, vuole fare Lui per noi, ma noi siamo troppo occupati a guardare le nostre povertà piuttosto che fidarci di Lui, e così non Gli permettiamo di prendere le redini della nostra vita.

Chi fissa il proprio sguardo sull'Amore che il Signore ha per noi, non si dispera mai, neanche di fronte alle proprie miserie. Proprio la fede ci permette di "camminare sulle acque" della nostra povertà e di raggiungere il Signore che ci invita ad abbracciarLo. 
Se guardiamo al movimento delle onde in tempesta, invece, ci distogliamo dallo sguardo del Signore e inevitabilmente affondiamo.
Non disperiamo della nostra condizione, ma facciamo di essa un trampolino di lancio da cui tuffarci nel grande amore di Dio che desidera fare in noi "grandi cose".